Cheffù on 28 marzo?

jesse-owens1Oggi è il 28 marzo e, mi dispiace dirvelo, è l’87° giorno dell’anno.

Cosa pata-accadde, tanto tempo fa?

– Nel 1990 George H. W. Bush assegnò postuma la Medaglia d’oro del Congresso all’atleta statunitense Jesse Owens. Il suo vero nome, James Cleveland, fu tramutato in Jesse da un insegnante che mal interpretò lo slang del giovane, il quale diceva di chiamarsi J.C. (manco fosse un membro dei Backstreet Boys). Ai campionati nazionali studenteschi del 1933 spaccò alle competizioni di corsa e salto in lungo, e questo gli fece ottenere l’ammissione nell’Università statale dell’Ohio: per la serie, non riesci manco a pronunciare il tuo nome ma ti ammettiamo all’università perché sai fare un volo di 8 metri sulla sabbia. Comunque, Jesse partecipò alle Olimpiadi di Berlino e portò a casa quattro medaglie d’oro; presente ai Giochi, ovviamente, c’era quel baffetto del Führer, il quale pare che se la sia filata per evitare di stringere la mano ad Owens, che aveva battuto l’atleta tedesco Luz Long. Perché? Perché Owens era nero. In realtà, questa storia è stata smentita dallo stesso atleta nella propria autobiografia, nella quale scrisse: «Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto». Insomma, Hitler era proprio una brava persona, cazzo!

I nati del 28 marzo:

– Nel 1599 Witte de With, ammiraglio olandese. A sedici anni iniziò la sua gavetta in mare, e nel 1626 era già viceammiraglio della Flotta delle spezie della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Due anni dopo, il colpaccio! Come alto ufficiale dell’equipaggio di un’altra nave ammiraglia, Witte combatté a Cuba per impadronirsi della Flotta spagnola del Tesoro, che scoppiava di argento, oro, gemme, perle, spezie, seta ed altre cose da poveracci, per un valore di undici milioni di fiorini. Ora, io non so quale sia il cambio di valuta euro-fiorini, ma il povero Witte ne ricevette solo 500 e si incazzò abbastanza, anche perché il suo comandante non volle promuoverlo. Deluso, egli lasciò la flotta militare e passò al comando del Grote Visserij, una flotta peschereccia. Come si dice? Dalle gemme alle aringhe.

– Nel 1638 Frederik Ruysch, botanico e anatomista olandese. Siccome che i cadaveri da sezionare costavano assaje, egli si inventò un modo per conservare gli organi umani e gli animali morti, tenendoli ‘sotto spirito’ o utilizzando quello che Wiki chiama ‘liquor balsamicum’, una pappa fatta con sangue di maiale rappreso, blu di Prussia e ossido mercurico. Nel 1697 Pietro il Grande visitò la casa di Ruysch, che aveva esposto tutte le specie in suo possesso in cinque stanze. I due divennero grandi amici: oltre a disegnare insieme la dentatura umana, il medico e lo zar parlavano di come catturare le farfalle e della loro “grande passione comune”, le lucertole. Venti anni dopo – Maria, apri la busta – Pietro il Grande tornò da Ruysch, il quale gli vendette il suo “archivio delle curiosità” per 30.000 fiorini, rifiutando però di confezionare ed etichettare tutto il materiale e cedendo questo onore ad uno sfigato di nome Albertus Seba. E niente, alla fine il materiale fu spedito via mare, e Wikipedia ci tiene a specificare che le voci sui marinai che bevvero l’alcool destinato alla conservazione degli organi sono false. Ma le scorpacciate di sanguinaccio, le avranno fatte?

– Nel 1819 l’ingegnere Joseph William Bazalgette, noto per aver salvato la capitale inglese dalla Grande Puzza. Quest’ultimo fenomeno ricorse nella caldissima estate del 1858, quando le acque del Tamigi giunsero a prosciugarsi (potrete dunque immaginare cosa scorresse al suo posto). Le autorità e gli abitanti erano disgustati, e venne addirittura fondato un comitato per scrivere una relazione sulla Puzza (immagino il contenuto: “Fa davvero molta puzza”). Il cancelliere di Benjamin Disraeli arrivò a descrivere il fiume come «a Stygian pool reeking with ineffable and unbearable horror» (‘una puzzolente pozza stigiana di ineffabile ed insopportabile orrore’: sono la sola ad aver letto la versione italiana della frase con l’accento di Stanlio?). Comunque, a risolvere il problema vi fu appunto Bazalgette, che costruì il sistema fognario della capitale inglese. Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima!  

I morti del 28 marzo:

– Nel 1236 Conone di Naso, santo della chiesa cattolica e abate del Convento di San Basilio. In seguito alla morte dei genitori, egli decise di donare tutti i suoi beni ai poveri e di ritirarsi nella grotta di San Michele come eremita. Tuttavia, qualche tempo dopo, il monaco fu accusato da una giovane e nobile fanciulla di averla disonorata (anche se, si scoprì dopo, ad aver ricevuto le chiavi del suo mutandone di metallo era stato un baldo garzone). Conone, che era già bello che anzianotto, fu ugualmente condannato dal giudice alla pubblica fustigazione ma, non appena gli tolsero il saio, il corpo del poveraccio mostrò tutto il suo vigore, fra piaghe e cilicio un po’ di qua e un po’ di là. ‘Perbacco – avranno urlato – a questo non basterebbero venti pillole blu!’ E fu così che il vecchio abate venne riaccompagnato dal popolo osannante nella grotta in cui viveva, perché potesse terminare i suoi splendidi giorni di autopunizione in pace.

-Nel 1820 Elena Afanasievna Diartiev. Sin da piccola era decisa a prendere i voti, ma la nobile famiglia preferiva darla in sposa ad un riccone del luogo; un monaco le consigliò, allora, di prendere la strada della “Stoltezza in Cristo” (di cui ho parlato qualche tempo fa qui) e di fingersi pazza per avvicinarsi a dio. Ma tant’è, il giorno del matrimonio arrivò ed Elena manifestò tutta la propria felicità durante il pranzo di nozze, gettandosi fuori da una finestra e prendendo a rotolarsi nel fango. Lo sposo se la diede a gambe, ovviamente, e la famiglia decise di rinchiuderla prima in casa, poi in manicomio ed infine in convento. Anche lì dentro, tuttavia, ad Elena sembrava mancare qualche martedì: non dormiva mai, mischiava primo-secondo-dessert in un unico piatto e – parola di Wikipedia – “soleva inoltre portare spesso in mano un fazzoletto che svolgeva e avvolgeva in continuazione o un vaso di gerani”. Un vaso di gerani.

Si festeggia oggi la Luna del Seme della Religione Wicca, oltre che l’onomastico di Castore, Gontrano e Tuotilo. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli. 

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Cheffù al cheffù.

È un po’ di tempo che non pubblico più su questo spazio.
Mi manca moltissimo, vorrei avere il tempo di spulciare come prima la pagina Wikipedia e stanare le ‘patafollie’ che ci ha riserbato la Storia. Purtroppo, adesso riesco a stento a ritagliarmi del tempo per adempiere alle necessità legate alla mia igiene personale.
Spero che questo momento finisca presto; per ora mi tocca tornare alle otto e mezzo di sera con la voglia di ingurgitare un Sofficino a forma di sorriso, e meno male che almeno quello ha una forma che somiglia ad una bocca felice.
Scrivo ancora per fortuna, la sera tardi… In questo momento mi sto dedicando ad una fiaba, la storia di una bambina che al posto degli occhi ha delle farfalle, figlia di una fiammiferaia e di un signore che vola come un palloncino dopo essere diventato un addicted delle bevande gassate. Non so dove mi sia venuto in mente, ma è successo, ed è proprio questo il bello.

I.

Cheffù on 11 marzo?

UranoOggi è il 10 marzo e, mi dispiace dirvelo, è il 69º giorno del Calendario Gregoriano.

Ecco gli eventi che hanno intasato le sue 24 ore nel passato:

– Nel 1799 Modugno, un paesello aderente alla giacobina Repubblica Napoletana, venne assediato dalla popolazione fedele al re borbonico (4000 uomini, di cui 500 armati di fucile). E vabbé, direte, che c’è di bello? C’è che la difesa di Modugno venne condotta da 120 uomini e che solo pochi di loro sapevano usare le armi da fuoco; c’è che come polvere da sparo gli abitanti del paese dovettero utilizzare quella di alcuni petardi comprati per le feste (…) e che furono costretti a sparare dalle terrazzine delle case, essendo le mura della città inesistenti. Risultato: nascosti fra i mutandoni che Nonna Cesira aveva steso alla ringhiera del balcone, centoventi cristiani con in mano delle armi letali come pistole ad acqua fecero a pezzi i quattromila dell’altro schieramento, uccidendone una ventina. Tra le loro fila, invece, nessun ferito. Altro che Leonida: this is Modugno!

– Nel 1977 l’astronomo James Elliot comunicò la riscoperta degli anelli di Urano, catalogato come una stella fino al 18° secolo. Un tizio in parrucca dal nome molto settecentesco, Pierre Charles Le Monnier, aveva osservato Uranio addirittura una ventina di volte, ma non aveva mai capito che si trattasse di un pianeta; secondo Wikipedia esiste una spiegazione molto precisa per l’errore dello scienziato: il parruccone era talmente disordinato che “una delle sue osservazioni fu trovata consegnata su una carta da pacchi usata per conservare la polvere per capelli”… Ora, tralasciando il dettaglio della polvere per capelli – tanto per mantenere saldo il mio stomaco – e facendo una ricostruzione alla Tenente Colombo: un giorno Le Monnier assistette ad un fenomeno che doveva immediatamente trascrivere e, non trovando il suo solito Lab Notes con fulmini crepitanti (Breaking Bad addicted), scarabocchiò di fretta le sue osservazioni su della carta da pacchi che aveva sulla scrivania; qualche giorno dopo, però, egli usò quella stessa carta per mettere la sua polvere per capelli, con tanti saluti per una possibile scoperta di enorme portata. Ma n’è che era bianca, ‘sta polverina?

I nati del 10 marzo:

– Nel 1940 Chuck Norris, attore, artista marziale, produttore cinematografico e scrittore statunitense. Inutile dirvi perché lo menziono per primo: non voglio rogne. Tuttavia devo sottolineare delle cose che non sapevo: Chuck è figlio di un meccanico e di una camionista (sangue materno is the power) ed è un tipo parecchio dotato di senso dell’umorismo. A commento di una di quelle frasi che circolano sul web col nome di Chuck Norris Facts – «Non esiste la teoria dell’evoluzione. Solo un elenco di creature cui Chuck Norris ha permesso di vivere» – l’attore ha affermato: «[…] è quello che penso realmente della teoria dell’evoluzione: non è vera. Non è il modo nel quale siamo arrivati su questa terra. Difatti, la vita che possiamo vedere su questo pianeta non è niente altro che un elenco di creature cui Dio ha permesso di vivere. […] Peraltro, senza di lui, io non ho alcun potere». Chuck Norris che dice di non avere alcun potere, questo ribalta totalmente la mia scala di valori.

– Nel 1660 Andrea Riggio, vescovo di Catania, prelato domestico del Papa e Patriarca latino di Costantinopoli. Il plurititolato Riggio, però, era anche uno a cui piaceva andare a braccetto con la delinquenza. Tanto per dirne una, nel 1699 Riggio organizzò una rivolta per liberare un assassino che, dopo aver ricevuto la grazia del vescovo, era stato riportato dietro le sbarre dai soldati spagnoli. Sempre mostrando una grande aderenza ai dettami della legge, nel 1713 Riggio venne poi scacciato dalla sua diocesi con l’accusa di aver aiutato alcuni briganti a fuggire… E lui si vendicò pure!, scomunicando a destra e a manca chiunque gli capitasse a tiro. Insomma, la DC avrebbe avuto molto da imparare da lui.

I morti del giorno:

– Nel 1631 Abu Marwan Abd al-Malik II, sultano del Marocco dal 1627. Egli non godeva di una reputazione favolosa a corte, un po’ perché si scolava intere bottiglie di Grappa al Dattero (ma esisterà?), un po’ perché festeggiava gli eventi propizi in modo anomalo. Quando nacque suo figlio, ad esempio, il sultano fece chiudere le donne del palazzo in una torre violentandole indistintamente e in simpatia. Un democratico. Comunque, durò poco: uno dei suoi fratelli complottò contro Abu ed una notte lo fece ammazzare mentre questi era sbronzo. C’è da dire che almeno si evitò i servizi sociali.  

– Nel 1879 Paul Maximilian Lamoral, il Principe di Thurn und Taxis, già a vent’anni ufficiale di giornata e grande amico del Principe Ereditario Ludwig. Chissà come mai, sin dalle prime righe della storia del Principe ho maturato un certo sospettuccio… Sospettuccio che si è fatto sempre più pressante, quand’ho letto il principio di una delle lettere che Paul aveva inviato a Ludwig: «Ho appena chiuso il mio diario, con il pensiero delle splendide ore trascorse insieme quella sera, una settimana fa, che hanno fatto di me l’uomo più felice della terra». E vabbé, ho pensato, si saranno divertiti mangiando popcorn di fronte alle pubblicità porno della tv locale! Tuttavia, proseguendo nella lettura, l’idea diventava un po’ diversa: «[…] ho gioito nel ricordo del nostro rapimento, con il pensiero Ti ho tenuto stretto sul mio cuore […] Poi mi è stata consegnata la Tua cara lettera – balsamo, balsamo celeste! Per il mio cuore». La metafora del Pantene alle mandorle dolci era già abbastanza compromettente, tuttavia la conferma è giunta quand’ho scoperto quale sorpresa avesse organizzato Richard Wagner per il compleanno di Ludwig: toglietevi dalla testa la pin-up che, stelline ai capezzoli, sbuca fuori da una torta alla melassa, e immaginate invece il nostro Paul vestito da Lohengrin che canta melodiosamente per il monarca, solcando le acque del lago Alpsee su una barca trainata da un cigno finto. Non so voi, ma io credo avrei dubitato un po’ meno dell’orientamento del Principe se avesse indossato un cappello di piume di pavone, ballando il can-can a braccetto con la Carrà. Comunque, questo idillio amoroso non era destinato a durare a lungo, perché Ludwig si ingelosì per alcune lettere e licenziò in tronco il povero Paul. Con cuore infranto e mano tremante, quest’ultimo spedì subito un’altra missiva al re esordendo così: «Mio Amato Ludwig! In nome di tutti i santi che cosa Ti ha fatto il Tuo Friedrich? Cosa ha detto perché nessuna mano, nessun buona notte, nessun Auf Wiedersehen lo favorisce?». E io ho ancora le lacrime agli occhi. Dalle risate.

Si festeggiano oggi i santi Attala, Drottoveo e Imelino, quindi, tanti auguri agli sfortunati. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli. 

Cheffù on 7 marzo?

Senza titolo-1Oggi è il 7 marzo e, mi dispiace dirvelo, è il 66° giorno dell’anno.

“Che fu” in questo giorno, svariate annate fa?

– Nel 1876 Alexander Graham Bell brevettò il telefono, la cui invenzione è contesa tra diversi menti geniali (nel 1871 Meucci aveva già realizzato il suo ‘telettrofono’, ad esempio). Cosa c’è di divertente in questa storia? Che Bell non solo è inserito fra le fila dei 100 più grandi Britannici, dei 100 più grandi Americani e tra i primi dieci Canadesi di tutti i tempi (me cojo…), ma è anche definito “padre della sordità”. La palese ironia di questo titolo risiede nel fatto che Bell faceva parte del movimento eugenetico degli Stati Uniti e che sperava un giorno di poter “sradicare la sordità dai popoli”, sterilizzando le persone con questo handicap e vietando addirittura che potessero sposarsi fra loro. E ora oleatevi le mascelle, perché la madre e la moglie dello scienziato erano sorde. Ci siamo arrivati: caro Bell, ma ti ha mai sfiorato l’idea che se tua madre fosse stata deuterizzata, col cappero che diventavi uno fra i 100 uomini più idioti del pianeta Terra? Del resto, ingravidare sua moglie quattro volte non è che lo renda il re della coerenza ideologica…

– Nel 1933 venne messo in commercio il Monopolidietro iniziativa di Charles B. Darrow. In verità, già nel 1903 una certa Elizabeth Magie aveva creato un gioco identico, chiamato The Landlord’s Game e rifinito nei dettagli che tutti noi conosciamo – prigione, ferrovie e biglietti delle Chance inclusi. Col tempo il gioco si diffuse ovunque in versioni casalinghe, di cui la gente prese addirittura a cambiare i nomi delle vie, finché Darrow non fece la sua mossa guadagnando un mucchio di bigliettoni. Scrivo tutto questo perché trovo strabella l’idea di poter cambiare la toponomastica del Monopoli a proprio sollazzo: ad esempio, mi sono sempre chiesta perché la casella bastarda del gioco dovesse chiamarsi “Parco della Vittoria” e non qualcosa di più efficace come “Largo Mangiafuoco”. Approfitto dell’occasione per dire che vorrei scrivere un’ode ispirata alle caselle in rosso del gioco, ma al momento mi mancano le parole.

I nati del 7 marzo:

– Nel 1569 Rodolfo Gonzaga, marchese di Castiglione. Nel 1588 il signore di Castel Goffredo, suo zio Alfonso, propose al nipote la mano della figlia per potergli così trasferire la signoria su quel territorio. Tuttavia, Rodolfo se ne infischiò e quando lo zio venne a sapere che questi aveva sposato un’altra donzella, decise che sarebbe stata la figlia ad ottenere il marchesato – aggiungiamolo, giustamente! Una cosa che non garbò molto al caro Rodolfo, il quale prese Castel Goffredo con la forza dopo aver fatto secco lo zio con un colpo di archibugio (se, come me, vi trovaste confusi di fronte alla terminologia medievale, l’archibugio è un cannone a mano e pare che sia ‘na cosa pericolosa). Da quel momento Rodolfo «dominò col terrore» quei territori, facendo imprigionare la vedova e la figlia dello zio e tante altre cose allegre del genere finché, un bel giorno, il suo domestico non ‘archibugiò’ lo stesso Rodolfo, mentre questi si stava recando a messa. Chi di archibugio ferisce…

– Nel 1837 Henry Draper, medico e astronomo statunitense. Dal padre – il primo ad aver fotografato la Luna – ricavò la passione per l’astrofotografia, tanto che per le pioneristiche imprese che riuscì a compiere gli venne dedicato un cratere lunare. Nel 1872, infatti, Draper riprodusse la prima immagine dello spettro di una stella (Vega, la quinta più luminosa della volta celeste) e, qualche anno dopo, fotografò la Nebulosa di Orione. Ora, di recente ho scoperto che un sito mette in vendita dei pacchetti (“Stella Base”, “Stella Zodiaco” e “Stella Orione”) con cui è possibile acquistare una stella e battezzarla a proprio piacimento – anche NietzscheFammiDanzareQuesta. Lo dico qui e adesso: non mi importa nulla di comprare una stella: io voglio, pretendo, esigo che facciano il Pacchetto Cratere Lunare.

I morti del giorno:

– Nel 1111 Boemondo I d’Altavilla, Principe di Taranto e di Antiochia, nonché comandante vittorioso della prima crociata. La principessa bizantina Anna Comnena ci ha restituito un ritratto molto preciso di Boemondo, parlandocene come di una specie di Brad Pitt (alto, torace possente, occhi azzurri e capelli biondi). Tuttavia, secondo alcuni studiosi, il passo in cui la Comnena scrive che, per quanto fascinoso, il principe «era parzialmente contrassegnato da un’aria di terribilità» sarebbe da tradurre con “contrassegnato da un olezzo terribile”: per farla breve, Boemondo “parzialmente” puzzava da far schifo. Altra curiosità: il nome Beomondo deriva dalla creatura biblica Behemot, per lo più identificato con un ippopotamo o con un elefante. Traete le vostre conclusioni.

– Nel 2010 Daisey Bailey e Mary Josephine Ray, due supercentenarie statunitensi, la prima deceduta a 113 anni e 342 giorni e l’altra a 114 anni e 295 giorni. Se la Bailey attribuì la sua longevità alla preghiera, all’amore, al perdono e alle verdure, della Ray Wiki non svela nessun segreto atto a raggiungere la sua veneranda età, ricordando solo come l’arzilla signora non smise mai di seguire i Red Sox e di amare le torte e i gelati. Nel dubbio, essendo io incapace di perdono, di preghiera e di comprendere la ragione per cui dovrebbe entusiasmarmi vedere degli energumeni che lanciano una pallina con una mazza correndo diquaedilà, inizierò a mangiare carote e gelati. E speriamo bene.

Volevo inoltre ricordare che si festeggiano oggi Saturo, Saturnino, Revocato, Secondino e Gaudioso. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli.

Cheffù on 3 marzo?

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Oggi è il 3 marzo e, mi dispiace dirvelo, è il 62° giorno del calendario gregoriano.

Che cosa avvenne il 3 marzo, dite? Allora. 

– Nel 1517 una flotta spagnola in visita in Mexico avvistò la prima città Maya, Tulum, uno scalo commerciale dove si vendevano prodotti come miele, ossidiana e piume di quetzal. Il ‘quetzal splendente’, infatti, è un uccello diffuso in America Centrale, il cui piumaggio cangiante è però presente soltanto nell’esemplare maschio (tò che mi tocca sentire, pure gli uccelli metrosexual). Al quetzal si ispira la divinità del serpente piumato Quetzalcoatl che, secondo la mitologia azteca, venne concepito dalla vergine Chimalman dopo aver ingoiato uno smeraldo oppure dopo essere stata colpita al ventre da una freccia – una delle due, nessun metodo tradizionale. Sempre secondo il mito, Quetzalcoatl e il rivale Tezcatlipoca crearono la terra, ove in origine vi erano solo mare ed un mostro marino di nome Cicpactli. Le due divinità erano dubbiose («Come lo prendiamo ‘sto mostro?»), finché a Tezcatlipoca non venne un’idea geniale: utilizzando il proprio piede come esca, il dio catturò Cicpatli, il quale non ebbe modo di godersi caffè e sigaretta dopo il dessert all’eau de gorgonzòl perché i due dei non persero tempo e, appallottolando il suo corpo, modellarono la terra. Dunque, se i due calcoli a mente che ho fatto sono giusti, noi cammineremmo sulle membra ingarbugliate di un mostro marino. Ricordatevi di questo, quando la sera rimboccate le coperte ai vostri bambini.  

1904 Il Kaiser Guglielmo II di Germania usò il fonografo per realizzare la prima registrazione sonora di un documento politico. Questo aggeggio, inventato da Thomas Edison nel 1877, fu il primo in grado di registrare e riprodurre il suono utilizzando come supporto audio un cilindro dalla capacità di massimo tre minuti. L’inventore era entusiasta: ‘lo useranno negli uffici!’, ‘ci detteranno le lettere!’, diceva fra sé e sé, sfregandosi le mani. Qualche anno dopo il Grammofono ebbe la meglio, preferito anche per via del supporto, il disco a 78 giri, duplicabile in modo molto più semplice del cilindro, e adoperato per riprodurre musica. E la cosa ridicola è che Edison ci rimase pure male! Ma porca ciccia, quelli vendevano dischi musicali e lui voleva usare il fonografo per lezioni di dizione, che si aspettava? Comunque, curiosando qua e là ho scoperto che la prima canzone incisa su un 78 giri fu La risatadel cantautore napoletano Berardo Cantalamessa; ne sconsiglio caldamente l’ascolto ai deboli di cuore e a coloro che possiedono una fantasia galoppante: a me ha fatto venire la pelle di serpente peloso, o piumato, o come diavolo era.

I nati del giorno:

– Nel 1265 circa Gemma Donati, destinata già da adolescente ad essere la moglie di Dante Alighieri. Di lei non si sa quasi nulla e nell’opera del poeta non venne mai nominata direttamente: rimane incerta la sua identificazione con la Donna Petra delle Rime Petrose, mentre nel Purgatorio il poeta allude a Gemma solo in modo velato. In poche parole, alla moglie gnente, perché a prendersele tutte (angelo del Paradiso di qua e amor cortese dillà, tanto gentile e onesta pare, sospiri, malinconie e sviolinate) fu una tipa che il poeta vide solo una volta senza manco dirle ‘ciao’. Ma Dante avrà mai pensato a che alito terrificante potesse avere quella tiraiola di Beatrice? Sta lì la prova del nove, a Alighiè.     

– Nel 1803 Melchiorre Murenu, poeta in lingua sarda. Cieco, analfabeta e tuttavia dotato di una memoria pazzesca, Murenu trovò il modo di guadagnarsi da vivere girando fra i paesi dell’isola e partecipando alle gare di “poesie al bolu” (poesia al volo). Secondo gli studiosi, le tematiche moraliste e lo stile sarcastico delle liriche del poeta furono anche la causa della sua morte: nel 1854 Murenu precipitò da un dirupo, forse spintovi dai sicari del poeta bandito Maloccu o da qualcuno offeso dai suoi versi a richiesta, scritti appositamente per denunciare lo scandalo provocato da donne di facili costumi… In effetti, dando una letta veloce al testo di Sa libertina («[…]e daghi tantas manos t’has regortu/ chi t’han fattu sa terr’a porcheria […]») devo dire che dà l’impressione di aver potuto far incazzare qualcuno. Poi, non lo so.

I morti del 3 marzo:

– Nel 1578 Sebastiano Venier, ottantesimo doge della Serenissima. Venier combatté con onore all’importante Battaglia di Lepanto del 1571: pure se all’epoca aveva già settantacinque anni, egli fece fuori un buon numero di soldati dell’esercito turco a colpi di balestra e, quando fu colpito ad un piede da una freccia, pare che se la sia strappata via da solo. Quest’aria da duro, tuttavia, risulta facile da smontare se si scende un po’ più nel particolare: durante la battaglia Venier veniva assistito da un aiutante, perché non aveva abbastanza forza per ricaricare da solo l’arma; inoltre – cosa che mi ha fatto sganasciare per due minuti buoni – al posto degli stivali il futuro doge indossava delle comode De Fonseca. Wikipedia rigira il dito nella piaga, illustrando due possibili spiegazioni a questa ardita scelta: la prima (che chiameremo ipotesi ‘Granpà Terminator’) è che questo tipo di calzature aveva maggiore presa sul ponte bagnato della nave (perché sto pensando a delle babbucce a forma di bulldog dotate di gommine antiscivolo?); la seconda ipotesi (‘Human Being’) è che Sebastiano Venier, in realtà, aveva dei calli doloranti e gli stivali gli facevano male al pollicione. Resta che immaginare questo omone in armatura e pantofole mi fa tanta allegria.

– Nel 1703 Robert Hooke, fisico, biologo, geologo e architetto inglese. Nel 1662 la Royal Society creò una professione appositamente per lui, affidandogli l’inedito incarico di “curatore di esperimenti”, cosa che fece di lui il primo ricercatore scientifico esistente – nonché l’ultimo a tempo indeterminato. Le invenzioni e gli interessi di Hooke furono innumerevoli e ciò non andava bene a quel sottuttoio di Newton, il quale avviò una vera damnatio memoriae ai danni dello scienziato: gli esiti straordinari delle ricerche di Hooke vennero attribuiti ad altri, il suo ritratto venne rimosso dalla sede della Royal Society ed il suo ricordo precipitò lentamente nel dimenticatoio. Proprio per questo, ad oggi non conosciamo quali fossero le fattezze dello scienziato, ed il ritratto che appare sulla sua pagina di Wikipedia è puro prodotto dell’immaginazione. Fra l’altro, osservandolo mi aspetto sempre che Hooke-Christopher Walken tiri fuori un orologio da taschino dicendo che l’ha tenuto nel sedere per due anni («Questo orologio»). Per chi non avesse visto Pulp Fiction: male, molto male.

Il 3 marzo, inoltre, si festeggiano l’Hinamatsuri (una festa della tradizione giapponese dedicata alle bambine) ed i santi Artellaide, Caluppano, Cunegonda e Vinvaleo. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli.