Cheffù on 13 aprile?

fdfsdfsd

Oggi è il 13 aprile e, mi dispiace dirvelo, è il 103° giorno dell’anno – di un anno nuovo, a dire il vero.

Non sono un individuo coerente (vedi dettagli del profilo), ma spero di seguire più assiduamente le sorti del mio Almanacco. Superato lo scoglio della laurea, la ricerca del lavoro mi lascia ampi spazi di respiro ansiolitico nel quale digitare storie patafisiche. Le puntate saranno forse più brevi, lo smalto inalterato.

Dunque, ricominciamo.

– Nel 1863 il Barbottone nazionale, Giuseppe Garibaldi, si trovava a Caprera, allettato dopo l’Aspromonte, dove ffuffferitoaunagamba. Sebbene il suo unico desiderio fosse quello di fare zapping, alternando la pressione sul tasto P+ a lamenti gargarismatici, il povero Garibaldi dovette sorbirsi l’orda di trentasette ossequiosi visitatori, che lo andarono a trovare armati di scatole di cioccolatini e palloncini con su scritto “Il nostro eroe preFFFERITO”. Ben pochi sanno, però, che durante le sue incursioni in giro per il mondo il nostro condottiero s’acciuncò non poche volte. In un saggio intitolato Storia Medica della Grave Ferita toccata in Aspromonte dal Generale Garibaldi il giorno 29 agosto 1862 – il noto sintetismo degli editori dell’epoca – il dottor Pietro Ripari ha narrato di come nel 1849 Peppino si fosse salvato per un pelo di barba: come nei migliori film d’azione, la ‘palla francese’ che lo aveva colpito aveva infatti beccato il manico del suo pugnale, procurandogli soltanto una ffferita al fianco. Quanta grinta, ma anche quanto ccculo.

– I nati del 13 aprile:

– Nel 1748 Joseph Bramah, inventore britannico e padre fondatore della ingegneria idraulica. Ora, quando nomino un inventore di solito è perché ha ottenuto un brevetto ridicolo, o uno di quelli che ha modificato per sempre le nostre esistenze. Bramah, per esempio, ha migliorato il nostro sciacquone quotidiano. Pare che le case londinesi dell’epoca avessero tutte uno stesso problema: col gelo invernale lo sciacquone tendeva a bloccarsi, lasciando i poveri signori in bombetta ad armeggiare contemporaneamente con la catenella che opponeva resistenza e la fibbia della cintura (“Oh god. Oh my God”). Ebbene, Bramah salvò tutti brevettando questo magico marchingegno che sostituiva la valvola rettilinea con un lembo incernierato posto sul fondo della vaschetta. Non chiedetemi che cosa significhi, io ho capito solo che fino al secolo diciannove questo sistema continuò a essere utilizzato e che è possibile assistere al suo funzionamento nella residenza della regina Vittoria, sull’Isola di Wight. Ve lo dico nel caso dovesse scapparvi mentre vi trovate nei dintorni della casuccia vittoriana. Comunque, pare che Bramah sia morto per un brutto raffreddore… Quando si dice, intendersene di pompe idrauliche non sempre ti salva.

– Il 1729 Thomas Percy, poetaantiquario e religioso inglese. Da giovanissimo prese a coltivare un interesse per i racconti di Cavalleria e a collezionare action figures di Aragorn il Ramingo (“Uomini dell’Ovest!”, ok, non ho potuto resistere), tanto che già ai suoi diciassette anni le mensole della libreria della sua stanza quasi crollavano sotto il peso di trecento volumi. Nel 1755 la svolta, quel colpo di fortuna che cambia la sorte di un antiquario: per qualche scellino arrugginito un amico gli vendette un manoscritto gigantesco, di cui i domestici avevano notato le doti non ignifughe. “Sembra abbastanza vecchiotto. Strappiamone le pagine per accenderci il fuoco!”, aveva detto infatti quello sdentato alla cameriera tracagnotta, senza sapere che si trattava di una raccolta di anonime ballate popolari del XVII secolo. Percy sobolliva dall’eccitazione: ritagliando, cancellando, modificando i versi originali direttamente sul volume – che chiamò Percy Folio – il poeta riscrisse la propria versione della raccolta, intitolandola Reliques Of Ancient English Poetry (numerosi arresti cardiaci e attacchi di gastrite esofagea al reparto Filologia delle università di tutto il mondo). La pubblicazione rese Percy una vera e propria celebrità, ed egli decise di fondare un circolo antiquario votato al suo smodato interesse nel deturpare le antichità.

– I morti del 13 aprile:

Anne Lucile Philippe Desmoulins, dama dell’aristocrazia francese. Secondo Wiki Lucile era una “ragazza civettuola ancora sognante”, con un debole per le telenovelas ispanoamericane e i personaggi femminili dal destino melodrammatico. Dall’anta sinistra del suo armadio, infatti, lo sguardo di Maria Stuarda incoraggiava quotidianamente Lucile, che sognava di morire giovane come la regina di Scozia. Tra l’altro – devo scriverlo per forza – la povera Stuarda era crepata in modo terrificante (in seguito a mesi di prigionia, decapitata con due colpi d’ascia, insomma, non proprio il massimo). Si narra, inoltre, che la gonna dell’ex regina avesse iniziato a muoversi in modo inquietante subito dopo la morte della poveraccia; se anche voi avete sentito l’inizio di Thriller, levatevelo dalla testa. La Stuarda aveva avvolto nella sottana un piccolo cane, che pare abbia avuto bisogno di cinque anni di sedute ipnotiche per superare il trauma. Tornando alla nostra Lucile, questa andò in sposa a un certo Camille Desmoulins, arrestato durante la Rivoluzione francese. La dama decise di non approfittare delle sue conoscenze nell’ambiente rivoluzionario per far liberare il marito (bestemmie da parte del Desmoulins), nonostante l’amico Robespierre si fosse perfino lavorato un paio di volte la sorella al drive-in di Boulevard de Godard. Coinvolta in un affare incriminante, scelse di agire allora in modo decisivo: uscì in strada e, pinzettando le gonnellone con le dita, prese a correre e a strillare «Vive le roi!». Era fatta: felice come una pasqua di ricongiungersi al marito in prigione, Lucile fu ghigliottinata, realizzando le sue vagheggianti fantasie tragiche-idiote.

Si festeggia oggi il Capodanno buddhista e il Giorno degli insegnanti dell’Ecuador, oltre che l’onomastico di Caradoco, Ermenegildo, Papilo e Agatonica. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli.

Annunci