Cheffù on 10 luglio?

universo-galactico

Oggi è il 10 luglio e, mi dispiace dirvelo, è il 191° giorno dell’anno.

La puntata di oggi sarà particolarmente succosa. Un po’ perché avevo le pile a carica massima, e dovevo in qualche modo sfogarmi, un po’ perché il 10 luglio è stato un giorno piuttosto proficuo in termini di patafisicità. Check it out.

– È il 1925 e in un tribunale del Tennessee ha inizio il “processo della scimmia”. Se, come me, avete immaginato una bonobo difendersi dall’accusa di aver abusato in pubblico di un albero di banano, vi sbagliate. Sul banco degli imputati, invece, c’era un giovane di nome John Scopes, un allenatore di football cacciatosi nei guai durante una supplenza di biologia – immagino l’ufficio del personale, con Bill che chiede a Mary chi diavolo può sostituire quella lavativa della professoressa di scienze e lei che risponde che  “quellocheinsegnairagazziadarsilebotteinseguendounapallaèliberooggi, dagliunosquillo”. By the way, pare che Scopes sia stato trascinato in tribunale da un certo Bryan, uno sfigato bocciato tre volte alla candidatura per la presidenza degli States, con l’accusa di aver violato una legge che vietava l’insegnamento delle teorie evoluzioniste in Tennessee. Insomma, Bryan era sicuramente uno che rispettava il codice civile: “I nostri ragazzi – lo sento declamare – devono sapere che l’uomo non deriva dalla scimmia, ma da una voce invisibile che ha fatto un vaso con un pisello e una costola con le tette”. Risultato? Il povero Scopes ricevette una multa di 100 dollari (poi revocata), continuando la sua esistenza nell’industria del petrolio, mentre Bryan crepò pochi giorni dopo la fine del processo, affaticato dalla tribolazione giudiziaria. Chissà se alla fine la Voce l’ha ringraziato per averla difesa da quei dannati scienziati darwinisti.

– Alle ore 3.55 del 1962 fu lanciato in orbita Telstar, il primo satellite adoperato per le telecomunicazioni, simile a una specie di gemello scemo di R2D2 (l’intelligenza di un marchingegno è in questo testo misurata dalla presenza di lucina rossa intermittente, vedi HAAL 9000). Il giorno successivo al lancio, il coso satellitare trasmise il primo scambio internazionale d’immagini in mondovisione, in un totale di 16 canali televisivi (Ahahah! Mondovisione). Probabile contenuto delle immagini, due soprani con abiti meringati che intonavano “Libiamo ne’ lieti calici” la mattina di capodanno, nel bel mezzo dell’hangover peggiore della tua vita. Ma andiamo alle certezze: la prima trasmissione diffusa in mondovisione, infatti, durata soltanto per 8 disturbatissimi minuti, consisteva nel triste fermo immagine della bandiera americana, accompagnato dalla telecronaca dei saluti tra il vicepresidente degli Stati Uniti e il boss della società di telecomunicazioni che aveva partorito Telstar… Comunque sia, quest’ultimo smise di funzionare qualche mese dopo, durante l’attraversamento delle “fasce di van Allen”, colpito dal balzo radioattivo di una canzone abusata degli anni Ottanta, trasmessa in anticipo nello STD (SpazioTempo Differito). Potrei anche aver soddisfatto qui il mio ascesso d’Idiozia, e invece no.

I nati del 10 luglio:

– Nel 1759 Pierre-Joseph Redouté, pittore e botanico francese, noto col soprannome di “Raffaello dei fiori”. Ora, anche se a me i suoi quadri ricordano le illustrazioni dei calendari Erbolario che mia madre affiggeva in cucina (brivido), alle dame di corte pare che ‘sta roba piacesse un mucchio. Redouté, infatti, venne accolto a Versailles dalla regina Maria Antonietta, che lo nominò pittore del suo Gabinetto Reale, per poi diventare il pittore della corte dell’imperatrice Giuseppina, consorte di quel grattarolo di Napoleone. Dopo qualche anno, anche la seconda moglie dell’imperatore lo volle accanto a sé, per insegnarle la tecnica dell’acquarello. In breve, il vecchio pittore visse sereno e beato tra una rosellina e l’altra, imperturbabile naufrago di regimi e regnanti. C’è da pensare che avesse un pennello straordinario.

– Nel 1866 Serge Abrahamovitch Voronoff, un chirurgo russo naturalizzato francese. Andando al punto: la ricerca più fruttuosa mandata avanti da Voronoff riguardò il trapianto di testicoli come cura per contrastare l’invecchiamento. Ebbene sì: non cremine per il viso all’acido dell’olio di palma o all’estratto di stinco di maiale, ma un bell’impiantino in zona ics. Gli effetti di questo delizioso procedimento, secondo le sue inverificate ipotesi, erano un miglioramento delle prestazioni sessuali, un incremento dell’attività mnemonica e una riduzione della stanchezza, seguite da un annientamento della miopia e, uditeudite, dal prolungamento della vita. Finanziato da una riccona nullafacente, il chirurgo prese dunque a trapiantare sui sacchetti dei suoi facoltosi pazienti prima i testicoli di criminali andati al patibolo, e poi, quando la domanda divenne insostenibile (troppi coglioni richiedenti il trapianto e nessun coglione disponibile a questo), di palle di scimpanzé. Applaudito dalla comunità scientifica, dagli anni Venti fino ai Trenta Voronoff fece lo scroto-impianto a 500 vecchiacci, vivendo nel più sfrenato lusso, finché un dottore sano di mente non dichiarò che la procedura era una buffonata e il chirurgo non cadde in disgrazia. Letteralmente troppe balle, Gospodin Voronoff.

– Nel 1856 Nikola Tesla, ingegnere elettrico, inventore e fisico serbo. La verità è che bisognerebbe dedicare a Tesla un intero Almanacco patafisico, incentrando il primo numero sulle sue molteplici ossessioni (basti pensare al suo odio per i germi e alla sua passione per i piccioni, che portava perfino dentro la sua camera d’albergo – risaputa l’elevata igiene dei pennuti urbani). Considerato ciò, qui mi limiterò a prendere qualche appunto su un’invenzione che il geniale soggetto che si era attribuito, il cosidetto Teleforce, la cui esistenza, non ancora accertata, è ad oggi ricollegata unicamente a fantasie belliche come gli UFO nazisti guidati da alieni con baffetti a spazzola. Questo fantomatico pistolettone, infatti, aveva il potere di sparare enormi flussi di particelle energetiche-mercuriali-superpotenti (termini che agli occhi di un’umanista appaiono praticamente invertibili), capaci di distruggere in una botta sola tutti gli aeroplani, i carri armati e gli eserciti nemici presenti fino a una distanza di 200 miglia. La cosa più scompisciosa è che il pistolettone è ad oggi definito sia “raggio della morte” che “raggio della pace”, vale a dire: ‘la pistolettata del pistolettone colpisce in modo selettivo e procurerà la pace – almeno, a chi avrà l’onore di premere il grilletone’. Per quanto ne sappiamo Tesla non riuscì a vendere la sua idea e l’arma non fu mai realizzata, anche se c’è chi ritiene che il file dell’invenzione sia stato archiviato dentro una cartellina Top Secret dell’FBI. Vi auguro buonanotte e sogni d’oro.

I morti del 10 luglio:

– Nel 772 Amalberga di Temse, monaca e santa delle Fiandre. Secondo la sua agiografia, redatta da Gozzelino di Carterbury, Amalberga fu cresciuta da una tipa di nome Landrada, anch’essa santa (chi va con lo zoppo…). A rovinare la beatitudine della nostra monaca, però, vi fu l’arrivo in città di Carlo Martello, il quale si era parecchio ingrifato di fronte alla visione di Amalberga. Dopo aver inseguito la santa dentro la chiesa dove questa si era rifugiata, Carlo provò a “sollevarla” (parole di Wiki) senza grande fortuna: la monaca resistette così tanto all'”Eddaje-Amalbé” del quasi-regale Martello da frantumargli un braccio. In un modo o nell’altro, Amalberga visse comunque un’esistenza di pace e preghiera, facendo due miracoli qua e là, tra cui quello di guadare un fiume surfando sopra un pesce gigante. Tipico.

– Nel 1941 Ferdinand “Jelly Roll” Morton, pianista e compositore jazz. A diciassette anni iniziò la sua carriera dentro i bordelli di New Orleans, suonandosi anche le tipe che ci lavorano dentro, che lo battezzarono “Jelly Roll” proprio per il suo talento di amatore. E niente, sembra che questo tizio facesse col piano delle cose parecchio straordinarie, e che lo sapesse anche, visto che si vantava di essere il creatore del jazz. Non solo: era sua abitudine romperle più o meno a tutti con questa storia, dando prova della sua umiltà prima di ogni esibizione, spazzolandosi lo sgabello con un fazzoletto di seta… In realtà il suo successo durò pochi anni, per poi riaccendersi soltanto dopo gli anni Trenta, quando Jelly Roll scrisse una lettera che fece di nuovo girare i riflettori su di lui, indirizzandola al presentatore di una trasmissione radio che aveva osato presentare qualcun altro come l’inventore del jazz. Dicesi sindrome da Pippo Baudo, bello.

Si festeggia oggi il Giorno dei sette fratelli della religione Dievturiba e l’onomastico di Paterniano, Amalberga e Anatolia. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli.