Cheffù on the 1st febbraio?

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Oggi è l’1 febbraio e, mi dispiace dirvelo, è il 32° giorno dell’anno.

L’incostanza è la mia parola d’ordine, ma la patafisicità non ha prezzo (Chiedo scusa a tutti i fan di Po per aver modificato la citazione del loro personaggio preferito). Eccovi la vostra prima puntata del 2016.

– Nel 1884 venne pubblicata la prima edizione dell’Oxford English Dictionary. Quest’operona sostituiva il cosiddetto “Johnson’s Dictionary”, edito poco più di cento anni prima da Samuel Johnson dopo ben nove anni di solitario e barbosissimo lavoro. ’Sto “grande successo dell’erudizione” costicchiò parecchio, fra l’altro, considerato che per realizzarlo il tipo fu pagato qualcosa come 1500 ghinee (per chi non lo sapesse, il cambio ghinee-sterline attuale è tipo un lingotto d’oro ogni 100 sterline). Del resto, si trattava di una delle opere più monumentali fino ad allora compiute, con la presenza di ben 42.773 parole, tra cui brilla la definizione di “lessicografo”. In un attacco di autostima, infatti, Johnson definì così il proprio lavoro: ‘Compilatore di dizionari; un innocuo sgobbone che si affanna a rintracciare l’origine e ad esporre dettagliatamente il significato delle parole’. Nice!
– Nel 1919 occorse la prima incoronazione di Miss America – che, attenti tutti, è una cosa seria. Prima di tutto, si tratta di una gara per ottenere una borsa di studio, e non solo la parure Miluna del caso; secondo, ci sono milioni di persone coinvolte in centinaia di giurie (locali e statali) che valutano ogni concorrente per cinque diverse competizioni. E non basta essere bona e avere le anche sporgenti, e non basta che dici al microfono con la dizione di uno gnu di montagna che vuoi la ‘pasce nel monno’! Eh no, bisogna che t’impegni per davvero a combattere a favore di una causa, una importante, tipo la ricerca scientifica. È vero, ci sono due prove di bonazzagine dedicate alla sfilata in costume e in abito da sera, ma le concorrenti devono anche superare la prova dell’“intervista privata”, nella quale viene testata la loro capacità di discutere dell’ultima puntata di Sherlock come della guerra in Siria. E non finisce qui: le figaccione americane devono addirittura provare d’avere un talento, uno qualunque, sia pure questo il saper fare una valigia o avere un’estensione vocale da paura. Roba che vorrei vivere all’epoca della Seconda Guerra perché tanto sono donna e non la faccio, io, la guera.
– Nel 1958 vince al Festival di Sanremo la canzone che tutti quanti amiamo (e l’amiamo veramente) e di cui non conosciamo con esattezza il vero titolo: Nel blu dipinto di blu, scritta da Migliacci e Modugno. Non solo sono state incise una cifra tale di versioni da confermare la teoria dell’infinità della serie numerica – l’ultima poco fa, nella mia stessa vasca da bagno – ma sono tante pure le versioni sulla nascita del testo stesso. Secondo una di queste, Modugno ha affermato di aver pensato al ritornello mentre osservava il cielo dalla finestra di casa sua, salvo poi dichiarare che tutto era nato quando un pomeriggio aveva detto a Migliacci ma lo sai che la Lazio ha vinto 2 a 0 col Torino e, tra una cosa e l’altra, che una volta ‘di blu mi sono dipinto?’ (così). Migliacci ha invece sostenuto che il testo della canzone gli era stato suggerito da un incubo notturno e, non so voi, ma non posso fare a meno di immaginarlo mentre di notte si sveglia urlante e sudato, dopo aver sognato di volare nel cielo infinito felice di stare lassù con una voce melodica nelle orecchie.

I nati dell’1 febbraio:

– Nel 1462 Johannes Trithemius, esoterista, storico, lessicografo, astrologo, occultista, abate, crittografo, autore di bestsellers quali Antipalus maleficiorum e, last-but-not-least, uomo universale tedesco. Non solo: Tritemio fu anche testimone storico dell’esistenza di Georgius Sabellicus (detto anche Faustus junior o “Er Trucido”), negromante vagabondo che ha ispirato il Faust di Goethe. Senza averlo mai incontrato di persona (Sabellicus pare si fosse dileguato appena saputo dell’arrivo del nostro abate a Brandeburgo, che casualità), Trithemius scriveva in una lettera di aver trovato una mappa appartenuta al tipo oscuro, firmata così: ‘Maestro Georgius Sabellicus, novello Faust, fonte della necromanzia, astrologo, secondo mago, chiromante, aeromante, piromante e secondo a nessuno nell’idromanzia’ – tanto per non confondere eventuali omonimi. Probabilmente geloso della quantità spropositata di appellativi che ’sto tizio si era attribuito – chi è che ce l’ha più lungo? – l’abate proponeva dunque simpatiche e cristianissime pene per il mago, ‘meritevole di essere aggiogato a un carro ed essere preso a frustate’. Di Voldemort ne può esistere solo uno, nel quartiere, insomma.
– Nel 1686 Susanna Enrichetta di Lorena, moglie del duca di Mantova. Vedova alla veneranda età di 22 anni, morì solo due anni dopo, apparentemente per non aver creduto a una leggenda iettatrice della famiglia Gonzaga. Questa narrava, infatti, che chiunque si fosse azzardato a sbarazzarsi delle spoglie di Rinaldo Bonacolsi detto Passerino – ucciso nel 1328, la cui mummia a cavallo di un ippopotamo (…) era esposta nelle sale del Palazzo Ducale – avrebbe causato la rovina della stirpe. Indovinate un po’? Susanna Enrichetta si era effettivamente un poco stancata di vedere un cadavere rinsecchito sul tappeto persiano che aveva scelto per la lista nozze, e per questo aveva deciso di far gettare il corpo del di sopra Passerino nelle acque di un lago, lui con tutto il suo destriero ippopotamale. A Susannì, hai visto che ti succede a non credere alle storielle? Non è vero niente, dice, e poi ti ritrovi stecchita che manco hai avuto l’occasione di acquistare una boccetta di acido ialuronico.

I morti dell’1 febbraio:

– Nel 525 Santa Brigida, religiosa e badessa irlandese. Si convertì alla religione cristiana a soli sei anni contro la volontà del babbo pagano e dal braccino corto, a cui la generosità della figlia faceva girare parecchio i cosiddetti. Difatti, quando l’ennesimo poveraccio venne a bussare alla porta di casa loro e la bambina gli diede non uno yogurtino scaduto, ma la sua spada cerimoniale, il padre decise che era il momento di liberarsi della dolce Brigidina e la spedì in convento. Tutto questo, ovviamente, prima di scoprire le prodigiose capacità della nostra santa patrona (tutti voi, scettici ubriaconi, professerete la vostra cristianità non appena lette le prossime righe). Secondo Wikipedia, infatti, la santa performò uno dei miracoli più ganzi della storia, facendo spillare da un solo barile la birra per diciotto chiese, “in quantità tale che bastò dal Giovedì Santo alla fine del tempo pasquale”. La preghiera dedicata a Brigida fa proprio riferimento a questo prodigio (‘Vorrei un lago di birra per il Re dei Re. Vorrei che la famiglia celeste fosse qui a berne per l’eternità […]. Vorrei che ci fosse allegria nel berne. Vorrei anche Gesù qui’), e se restate per qualche minuto in religiosa contemplazione davanti a una rossa doppio malto potrete sentirla dentro di voi, cantata dai più puzzosi osti bavaresi.
– Nel 1734 John Floyer, medico inglese. Si laureò a Oxford dopo quasi venti anni di studi, al che uno penserà che era un cazzutissimo dottore alla House, di quelli che ti misurano il battito cardiaco in base alla sudorazione del lobo sinistro. E invece, oltre a essere ossessionato dall’importanza dei bagni in acqua fredda – una cura che proponeva a tutti i suoi pazienti che, giustamente!, col piffero che si buttavano in un fiume gelato per lenire i sintomi del raffreddore –, Floyer fu anche il suggeritore di una geniale soluzione alla scrofola di nientepopòdimenoche Samuel Johnson – sì, proprio quello dei dizionari. Come immaginerete la scrofola non è una cosa bellissima e nemmeno tanto facile da curare; era credenza comune, però, che fosse sufficiente che un sovrano imponesse le mani sulla scrofo-cosa per guarirla del tutto. Il povero infante Johnson fu quindi portato davanti alla regina Anna che, con faccia schifata, mise le sue mani sopra la scrufo-escrescenza del futuro “sgobbone”, generando però soltanto la ribellione unanime dei succhi gastrici della povera sovrana e – nell’incredulità generale – nessuna guarigione del povero piccirillo. Ma vatti a fare un bagno, Floyer.

L’1 febbraio è anche la festa Wicca dell’Imbolc (il culmine dell’inverno, per voi che magnate solo italiano), e ci tenevo a fare gli auguri di buon onomastico a tutti i Trifone, Orso e Sigeberto. Sempre che esistano ancora genitori così crudeli.

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